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3° Circolo Didattico Sanremo |
POF 2009/10
3. 1.b) Alunni diversamente abili
Nel Circolo è presente un gruppo di lavoro, composto da insegnanti di sostegno e di classe, che ha il compito di predisporre gli strumenti e coordinare le attività a favore degli alunni diversamente abili, portatori di disturbi specifici di apprendimento, promuovere le azioni di inclusione dei bambini con bisogni educativo speciali .
In un’ ottica di integrazione viene predisposta un'organizzazione basata su stili collaborativi, convinti che le risposte che la scuola deve offrire vadano oltre l'handicap: verso un'attenzione speciale alla diversità di tutti.
Tutto i docenti sono concordi nel ritenere essenziali i seguenti principi:
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l’integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona diversamente abile nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione;·
l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap;·
il Profilo Dinamico Funzionale ed il Piano Educativo Individualizzato (P.E.I) sono parte integrante della programmazione del team docente;·
i P.E.I. mirano a promuovere il massimo di autonomia, di acquisizione di competenze e di abilità espressive e comunicative e fin dove è possibile, il possesso di basilari strumenti linguistici e matematici;·
il gruppo offre occasioni di imitazione, rinforza i risultati raggiunti e, la relazione interpersonale adulto/bambino facilita l’integrazione con il gruppo;·
l’adulto non si sostituisce al bambino, ma struttura l’ambiente attraverso quelle facilitazioni che permettono al bambino stesso di raggiungere i propri obiettivi;·
ogni attività è organizzata in modo da rispettare i tempi del bambino, il gruppo rispetta i tempi individuali integrandoli con quelli collettivi;·
lo spazio viene destrutturato in funzione delle attività, i bambini sono attivi nella sua gestione;·
nel gioco il bambino attiva le competenze raggiunte;·
in base all’handicap verranno definite regole di mediazione condivise da tutti gli insegnanti;·
la valutazione dei risultati scolastici degli alunni in situazione di handicap è rapportata ai ritmi ed agli obiettivi formativi individualizzati perseguiti nell’azione didattica;·
l’esperienza scolastica deve potersi sviluppare secondo un percorso unitario e fondamentalmente continuo, quanto più possibile in armonia con i ritmi di maturazione e di apprendimento propri del soggetto.
Inoltre siamo consapevoli di come l’integrazione degli alunni diversamente abili comporti l’attivazione di tutte le risorse a disposizione, spazi, tempi, insegnanti, educatori, collaboratori scolastici, alleanze extrascolastiche,specialisti dell’Asl, materiali documentari, archivio delle buone pratiche in una ottica di "normale specialità". La speciale normalità "….è una condizione di sintesi (…..), si potrebbe definire come le aspettative, gli obiettivi, le prassi, le attività rivolte a tutti gli alunni, nessuno escluso, nell’ordinaria offerta formativa che però si arricchiscono di una specificità tecnica non comune e richiesta dalle nuove complessità dei bisogni educativi speciali"(Ianes, 2001). Essa risponde al bisogno di normalità, di appartenenza , di identità, di accoglienza, di conformità in senso positivo, accanto a un bisogno di specialità, di poter fare le cose che la sua specifica condizione chiede per poter funzionare al meglio delle sue possibilità in senso educativo/apprenditivo.
Poiché ogni alunno presenta una sua specificità gli obiettivi e le attività verranno stabilite dal team docente in sede di programmazione dopo un'attenta indagine conoscitiva del caso.
Vi sono però alcuni aspetti alla base di ogni singola programmazione che risultano condivisi da tutti gli insegnanti:
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attuare precoci interventi atti a prevenire il disadattamento e l'emarginazione·
credere nel potenziale umano (con una corretta azione educativa e riabilitativa è possibile lo sviluppo completo del disabile)·
rinforzare le occasioni (gli apprendimenti sono labili e non riescono a divenire strumentali se non vengono rafforzati e accompagnati da gratificazioni e rassicurazioni)·
programmare esperienze attive (mettere in atto tutte le potenzialità sollecitandole continuamente all’attività)·
affermare la funzione dell'integrazione (le esperienze devono venire effettuate a contatto con la realtà di tutti i giorni)·
comprendere l'importanza della percezione·
progettare lo sviluppo della sensorialità·
capire come l'attività motoria sia fondamentale per lo sviluppo cognitivo (l'attività locomotoria, la prensione, la coordinazione sono capacità essenziali per lo sviluppo delle potenzialità dell'individuo)Il bambino diversamente abile, inserito in un contesto socio-culturale, ha la necessità di riuscire ad interagire con gli altri e di decodificare l’ambiente e il mondo circostante.
E' quindi fondamentale la formazione di segni di comunicazione e lo sviluppo di un linguaggio che consenta di scambiare emozioni, informazioni e richieste, che gli consenta di sentirsi compreso.
La capacità di fornire un sostegno di qualità è una componente fondamentale che si attua passando attraverso alcune fasi: ascolto e osservazione, attenzione, guida e rimozione di ostacoli, organizzazione di forme di sostegno (strategie).
La professionalità dell'insegnante di sostegno si esplicita anche attraverso:
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la funzione di specialista delle problematiche (attraverso osservazioni sistematiche, registra le difficoltà dei bambini e le potenzialità da sviluppare)·
la funzione di coordinatore e collaboratore (la programmazione degli interventi a favore degli alunni in situazione di handicap viene effettuata collegialmente con il team di classe e/o di plesso)·
la funzione di documentazione (consente di elaborare percorsi che possono essere consultati e fatti oggetto di riflessione).3.1.c) Iniziative per favorire l’inclusione degli alunni portatori di bisogni educativo speciali
Molti bambini, pur in assenza di diagnosi ,ovvero di patologia accertata clinicamente, presentano difficoltà nell’apprendimento riconducibili a diversi e svariati fattori:
disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia) non sempre facilmente individuabili;
difficoltà di linguaggio o disturbi specifici nell’eloquio e nella fonazione;
disturbi da deficit attentivi talvolta accompagnati da iperattività;
difficoltà visuo-spaziali, difficoltà motorie, disprassia evolutiva;
difficoltà emozionali: timidezza, collera, ansia, inibizione, depressione
malattie croniche o acute (allergie,intolleranze alimentari );
contesto familiare;
difficoltà di origine sociale ed economica: povertà, deprivazione culturale, difficoltà lavorative ed esistenziali;
eventi drammatici, ad esempio lutti o carcerazione ;
immigrazione da un paese straniero.
Questi bambini sono portatori di bisogni educativo speciali, ovvero di difficoltà evolutive, in ambito educativo e/o apprenditivo, espresse in un funzionamento problematico per il soggetto (nei vari ambiti della salute secondo il modello ICF dell’Organizzazione mondiale della sanità), in termini di danno, ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dall’eziologia, e che necessitano di educazione speciale individualizzata.
Il BES si manifestare in età evolutiva, e cioè entro i primi 18 anni di vita del soggetto,negli ambiti di vita dell’educazione e dell’apprendimento. Coinvolge le relazioni educative, formali e/o informali, lo sviluppo di competenze e di comportamenti adattivi, gli apprendimenti scolastici e di vita quotidiana, lo sviluppo di attività personali e di partecipazione ai vari ruoli sociali.
Per questi alunni è fondamentale ottimizzare tutte le risorse che la scuola ha a disposizione, organizzare una didattica inclusiva secondo la "speciale normalità"
"Si deve allargare l’orizzonte del concetto di risorsa, pensando che possono essere risorse per l’inclusione anche aspetti e persone della comunità scolastica che tipicamente non erano considerate tali. E così entra in campo il concetto di «normalità»: nella normalità del fare scuola ci sono quasi tutte le risorse in più che servono. Se allarghiamo il campo delle risorse attivabili nella normalità troviamo una grande quantità di punti di forza, umani, materiali, metodologici, relazionali, che non sono usati perché ritenuti non abbastanza speciali, non abbastanza tecnicamente specializzati o competenti (ad esempio i compagni di classe, i collaboratori scolastici e, in qualche caso, anche gli insegnanti curricolari che delegano volentieri il caso così difficile al collega di sostegno). Si tratta di coinvolgere e corresponsabilizzare l’intero quadro di risorse della comunità scolastica e oltre.
Qui si deve discutere di «speciale normalità», cioè del fatto che queste risorse di normalità, se non si vuole cadere nel velleitarismo e nell’ideologia, devono essere arricchite di «specialità», e cioè di tecnica, di formazione, di specificità scientificamente dimostrata utile allo specifico BES. La specialità da sola porta l’alunno con BES lontano, in contesti speciali e segreganti, la normalità da sola non ce la può fare, non riesce a rispondere alla complessità e severità di alcuni BES".(Ianes, 2005)
In questa ottica e nel contesto delle azioni messe in atto dal progetto Ben… essere, le insegnanti del circolo cercheranno di porre in atto tutte le misure volte a garantire l’effettiva inclusione di tali alunni attraverso:
Riteniamo che a fronte di tali difficoltà sia fondamentale intervenire tempestivamente per evitare che la situazione di svantaggio si radicalizzi in modo tale da pregiudicare lo sviluppo, l’apprendimento, l’autostima.
Gli interventi personalizzati messi in atto hanno quindi lo scopo di :
Promuovere l’autostima e l’autosviluppo
La referente DSA ha elaborato il progetto "TIC e DSA: una lotta conto il tempo" che prevede l’individuazione precoce dei DSA attraverso screeening mirati, interventi mirati attraverso l’utilizzo delle moderne tecnologie, percorsi di formazione rivolti sia agli insegnanti che alle famiglie.